Moving to Italy may be one of the craziest things I have done – or one of the greatest. The oldest house I lived in, in Australia, was a 1885 terrace house in Melbourne. I now live in a building that is really old, built initially in the 14th-century, 650 years ago più o meno. So my Australian sense of history – which otherwise only allowed intellectually for understanding anything over 200 years old, especially the tens of millennia in which the indigenous people of Australia shaped and husbanded the land – is challenged by Italy.

My sense of European and Italian history is evident in the stories written into the walls of the buildings through my windows on the other side of my narrow street and in the echoes of the oldest part of the palazzo in which my modern apartment can be found. The ancient civilisation that is Italian, Roman, Etruscan, and foreign occupations shape the diversity that is Italy and Umbria, the region where I live, the land-locked central region of the peninsula nation. Il cuore verde, the Green Heart of Italy, underwrites my daily experience of Perugia, its capital.

So too does my status as a straniero , a foreigner from the New World, the Antipodes, Australia and latterly also a British citizen appalled at the prospect of Brexit. And the more I learn about Italian life and culture the less I know. That sense of scratching only the surface of Italian life goes to very deep questions of identity, culture, perspectives, my admiration for Italians and the frustrations that embarrass even the most patriotic of Italians.

So much to reflect on!

Il mio cuore verde – riflessioni sul vivere in Italia

Trasferirsi in Italia potrebbe essere una delle cose più folli che abbia mai fatto – o una delle più grandi. La casa più antica in cui vivevo in Australia era una casa a terrazze del 1885 a Melbourne. Ora vivo in un edificio molto vecchio, costruito inizialmente nel XIV secolo, 650 anni fa più o meno. Quindi il mio senso della storia australiano – che altrimenti consentiva solo intellettualmente di comprendere qualcosa di più di 200 anni, specialmente le decine di millenni in cui gli indigeni dell’Australia modellavano e gestivano la terra – è sfidato dall’Italia.

Il mio senso della storia europea e italiana è evidente nelle storie scritte nelle pareti degli edifici attraverso le mie finestre sull’altro lato della mia stradina e negli echi della parte più antica del palazzo in cui si trova il mio appartamento moderno. L’antica civiltà che è italiana, romana, etrusca e occupazioni straniere modellano la diversità che è l’Italia e l’Umbria, la regione in cui vivo, la regione centrale bloccata dalla terra della nazione penisola. Il cuore verde, il cuore verde d’Italia, sottoscrive la mia esperienza quotidiana di Perugia, la sua capitale.

Lo stesso vale per il mio status di straniero, straniero del Nuovo Mondo, Antipodi, Australia e, successivamente, anche cittadino britannico accolto alla prospettiva della Brexit. E più imparo della vita e della cultura italiana, meno ne so. Quel senso di graffiare solamente la superficie della vita italiana va a domande molto profonde di identità, cultura, prospettive, la mia ammirazione per gli italiani e le frustrazioni che mettono in imbarazzo anche il più patriottico degli italiani.

Tanto su cui riflettere!

James McDonald